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Intervista
Com'è
iniziata la tua carriera di doppiatore?
Io
facevo già l'attore da una decina d'anni circa, infatti
ho iniziato tardi il doppiaggio. Ero in RAI, facevo una
lunga trasmissione. Insieme a me c'era Vittoria Febbi
(una delle grandissime voci del doppiaggio) che mi
convinse a fare un provino per la CDC (la vecchia
cooperativa dei doppiatori). Così sono andato, e nel
giro di breve tempo ho iniziato a fare cose sempre più
grosse, fino a che non ho incontrato sulla mia strada
Dolph Lundgren, in un film (Rocky IV) dove praticamente
non diceva niente. Faceva solo qualche fiato e ad un
certo punto doveva dire - IO TI SPEZZO IN DUE. Il
problema era l'accento russo; abbiamo cercato il più
possibile questo accento russo ma veniva sempre sardo.
Fortunatamente c'era in sala Renato Mori (altro
grandissimo) che tra il serio e il faceto mi disse - MA
METTICI UNA I! - così la provammo e divenne IO TI
SPIEZZO IN DUE. Dopo l'uscita del film la frase stava
sul giornale, diciamo che mi ha portato fortuna. Un
ringraziamento un pò speciale va poi al direttore che
per primo mi ha affidato il doppiaggio di Schwarzenegger,
il grande Manlio de Angelis a cui non devo forse
l'inizio della mia carriera ma a cui devo sicuramente
l'ingresso fra i doppiatori "importanti.
Alessandro
Rossi, il suo è un mestiere particolare ed
affascinante. Ma quali sono le soddisfazioni
professionali per un doppiatore?
È sempre difficile parlare in generale. Per quanto mi
riguarda le soddisfazioni sono state da una parte
doppiare attori o film che mi hanno coinvolto moltissimo
– tra questi sicuramente "Schindler’s
List" – e dall’altra il fatto di riuscire a
entrare sempre più nelle abilità che richiede un
mestiere come questo, fatto di passione ma anche di
tecnica.
Come
definiresti il mondo del doppiaggio?
Il
mondo del doppiaggio è ...intricato!
Alcuni
criticano il doppiaggio, sostenendo che snaturi
l’essenza dei film stranieri e vorrebbero invece i
film in lingua originale con i sottotitoli. Che cosa
risponde?
Sicuramente
il doppiaggio “tradisce” l’originale, come
qualsiasi traduzione; però può anche essere uno
strumento. Il prodotto originale è l’originale, e il
doppiaggio interviene con un’operazione che in qualche
modo lo snatura ma che in qualche modo rende anche più
intellegibile il film, facilitandone la fruizione. C’è
una cosa che diceva Hitchcock, molto interessante
rispetto al doppiaggio: il regista sosteneva che, a
parità tra un film sottotitolato e un film ben doppiato
– perché il problema del doppiaggio è che sia un
buon doppiaggio, aggiungo io – gli interessasse molto
di più un film doppiato, perché il suo problema come
regista che faceva un certo tipo di cinema era quello di
avere il pubblico totalmente coinvolto nel “gioco”
che portava avanti sullo schermo. Se il pubblico si
“divide” fra il guardare la scena e leggere il
sottotitolo continuamente è chiaro che ciò produce un
effetto di estraniamento, del tutto deleterio per un
certo tipo di cinema.
Qual
è a suo giudizio il livello complessivo del doppiaggio
italiano in relazione con ciò che accade negli altri
Paesi?
Per
esperienza ho conosciuto qualche doppiaggio tedesco,
qualche doppiaggio francese e poco di spagnolo, e a me
sembra che il livello del doppiaggio italiano sia, su
una certa fascia di prodotti, molto buono. C’è
comunque dell’ottimo doppiaggio, del doppiaggio
mediocre e del cattivo doppiaggio, sicuramente.
È
attivo da qualche anno il sito Internet
www.alerossi.com. Da che cosa nasce l’iniziativa?
Alcune
persone, tra cui Paolo Iommi, webmaster di grandissime
capacità, mi hanno chiesto se mi potevano dedicare un
sito. Dopo aver visto che si trattava di una cosa molto
bella, ho pensato che si sarebbe potuto allargare anche
agli altri doppiatori, facendolo diventare una sorta di
sito sul doppiaggio. Alerossi.com è un punto nel quale
molte persone che sono interessate al doppiaggio
riescono a trovare molte informazioni in generale su
questo mondo.
Secondo
lei c’è una carenza di informazione su quello che è
il mondo del doppiaggio?
Secondo me sì. Il doppiaggio è per definizione un
mondo che vive nell’ombra: non a caso il più
importante premio per doppiatori si chiama giustamente
Voci nell’ombra, perché di fatto il doppiaggio è un
pezzetto del grande prodotto cinematografico. C’è una
carenza di informazione su quella che è la natura reale
del doppiaggio, e questo lo dimostra anche il tipo di
domande che vengono rivolte: spesso si considera la
professione del doppiatore come un qualcosa di astratto,
e c’è poca coscienza del fatto che il lavoro del
doppiatore è innanzitutto il lavoro dell’attore. Che,
messo di fronte ad un microfono, partecipa all’opera
di traduzione partendo da un film originale.
Qual
è il personaggio a cui ti senti più legato?
Schindler,
Oskar Schindler.
Schwarzenegger
ha mai voluto incontrarti? Che opinione hai di Arnold?
Non
ha mai chiesto d'incontrarmi; mi avrebbe fatto molto
piacere conoscerlo. Penso che Arnold sia una persona
molto intelligente. Ha capito quale era il suo difetto e
ha saputo trasformarlo in un grandissimo pregio. Troppo
grosso, troppo duro, troppo troppo e forse è l'unico
dei duri, dei grossi che sa sorridere di se stesso. E
l'ha dimostrato tantissime volte. La prima volta l'ho
doppiato ne I GEMELLI e ho detto... accidenti è bravo!
Ritieni
che il destino del doppiatore è legato anche agli
attori che interpreta?
Assolutamente
SI.
Che
genere ti piace più interpretare?
Mi
diverto un pò su tutto, ma soprattutto a fare dei bei
film.
Vai
spesso al cinema come spettatore?
Vado
abbastanza spesso al cinema come spettatore. Cerco
comunque se non riesco ad andare al cinema, di
noleggiare, di seguire perchè facendo da parecchi anni
anche il direttore di doppiaggio ho bisogno di sentire i
colleghi.
Cosa
consigli a chi vuole intraprendere questo lavoro?
Consiglio
innanzitutto di non convincersi o togliersi dalla testa
la convinzione che sia un lavoro facile da chi ha la
bella voce. Il più grande doppiatore degli ultimi 30
anni, il grandissimo Ferruccio Amendola, aveva una
bruttissima voce. Si fa principalmente recitando. E' un
lavoro da attori. Attori non si nasce, si diventa
studiando e impegnandosi. Il doppiaggio è una
specializzazione del lavoro dell'attore, quindi il
consiglio è porsi l'obiettivo di diventare degli attori
non di diventare doppiatori.
Ci
sei rimasto male quando la FOX ti ha tolto Arnold in
True Lies?
La
FOX non mi ha affatto tolto Arnold in True Lies. Il
mondo del doppiaggio è diviso fra le case americane di
distribuzione e le società che gestiscono poi a volta
l'esclusiva di alcuni attori. La FOX non lavorava con la
mia società e per un lunga serie di motivi la cosa è
finita com'é finita. Però m'é dispiaciuto non aver
fatto True Lies.
Qual
è stato il tuo lavoro peggio riuscito? Quello che
toglieresti dal tuo curriculum.
Forse
quando ho doppiato attori molto più grandi di me e
questo mi succedeva soprattutto all'inizio.
Sposato,
fidanzato o single contento?
Sposato,
contento.
Descrivici
brevemente una tua giornata tipo
Sveglia
mattina presto, accompagnamento dei figli a scuola,
doppiaggio, doppiaggio... doppiaggio, sera, cena,
buonanotte.
Un
tuo hobby?
Adoro
giocare a scacchi.
C'é
un personaggio a cui ti piacerebbe dar voce?
Un
attore no, un personaggio si... DRACULA!
Il
tuo miglior pregio, e il tuo peggior difetto.
Miglior
pregio la pazienza, peggior difetto... la pazienza.
Ed
ora una serie di domande flash per conoscere i tuoi
gusti. Bionde o brune?
Non
giudico dai capelli.
La
Lazio o la Roma?
ROMA.
Il
mare o la montagna?
Mare.
Il
piatto che preferisci?
Pasta,
comunque sia.
Il
piatto che cucini meglio?
Pasta.
Segno
zodiacale?
Bilancia.
L'auto
dei sogni?
La
124 Spider disegnata da Pininfarina.
L'attrice
più bella?
Monica
Bellucci.
L'attrice
più brava?
Ce
ne sono troppe.
Il
tuo rapporto con i computer?
Di
amore sfrenato pari solo all'odio.
Tra
gli animali, cane o gatto?
Gatto.
L'ultimo
libro che hai letto?
La
Caverna, di José Saramago.
Che
musica ascolti?
Musica
lirica.
L'ultimo
regalo che hai ricevuto?
Un
sito web.
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